Questo mese di marzo sono esattamente cent’anni dalle ultime elezioni amministrative a Rapallo prima del lungo intervallo fascista, durante il quale, come è noto, Rapallo, come tutti i comuni italiani, venne retta da un Podestà di nomina governativa. Furono, le elezioni del 15 marzo 1925, anche – date le eccezionali circostanze – probabilmente libere, anche se il giornale socialista di Genova, Il Lavoro, i giorni successivi parlò di “enormi pressioni esercitate perché molti elettori fossero costretti a votare contro la lista concordata dai partiti di opposizione” (cioè non fascista).

Nel marzo del 1925 la città era retta da oltre un anno e mezzo da un commissario prefettizio, nominato da quando, nel luglio 1923, il sindaco Lorenzo Ricci era stato dichiarato decaduto. Si concludeva così un lungo ciclo amministrativo iniziato nel 1910, quando Ricci era stato eletto sindaco della città dopo una campagna elettorale sotto il segno del rinnovamento. Anche se a ben guardare anche questa elezione del 1910 era stata un ritorno perché Ricci era già stato sindaco dal 1891 al 1894, quando venne dichiarato decaduto per la nota storia della bandiera non esposta, più esattamente fatta togliere dopo che era stata esposta contro la sua volontà, dal balcone comunale in occasione del 20 settembre, l’anniversario di Porta Pia e della fine del potere temporale dei papi.

Appartenente a una famiglia aristocratica genovese di orientamento politico liberale, Lorenzo Ricci, il cui zio Vincenzo era stato ministro nel primo governo costituzionale di Carlo Alberto nel 1849, era giunto a Rapallo dopo aver sposato una ragazza del posto, e si era presto integrato. Anche culturalmente, infatti era cattolicissimo.

La sua seconda amministrazione, iniziata nel 1910, aveva avuto momenti travagliati dopo lo scoppio della guerra mondiale. Cattolico intransigente, era accusato dagli interventisti locali di non appoggiare lo sforzo bellico del Paese, di essere amico dei tedeschi. Durissimi i commenti del Mare, e del suo editore-direttore, Pilade Passalacqua. Alcuni erano talmente duri che finirono sotto le forbici della censura militare, soprattutto dopo il 1917. Con la fine della guerra e la nascita del fascismo gli interventisti rapallesi diventarono fascisti e anche a Rapallo arrivò la violenza politica, in particolare contro la sede topica del cattolicesimo, la società San Filippo Neri. Ma fu dopo l’ottobre 1922 e la formazione del governo Mussolini che gli sforzi fascisti per far dimettere Ricci cambiarono registro, alla violenza si aggiunsero accuse prefettizie di cattiva amministrazione. Fino alla destituzione del 1923 e alla nomina di un commissario.

Scrivere una storia di quel periodo, che fu travagliato non solo nella dialettica, e che dialettica, la dialettica del manganello e dell’olio di ricino, tra fascisti e popolari e socialisti (a Rapallo c’erano solo questi due partiti), ma anche all’interno del fascismo non è facile, mancano molte fonti. Tuttavia qualcosa si trova. Il giornale locale, il Mare aveva un proprietario e un direttore dichiaratamente fascista, Passalacqua era stato il primo segretario del Fascio a Rapallo, eppure se sfogliamo le sue pagine fino alla prima metà del 1924 quasi non ce ne accorgiamo. Troviamo articoli di cronaca locale, il turismo, le feste, lo sport, qualche attacco a Ricci, ma i lettori c’erano abituati. Nell’estate del 1924 però successe un fatto importante, il Mare cambiò editore e direttore, e cominciò, in realtà aveva già iniziato in primavera, a pubblicare articoli politici generali di appoggio al governo. Cos’era successo? Non lo sappiamo. Certamente, arrivato al potere Mussolini iniziò a sbarazzarsi dei fascisti più facinorosi ma Passalacqua, che non era più un ragazzo, non ce lo vediamo a sfasciare vetrine di antifascisti. Piuttosto, siamo propensi a un’altra interpretazione. Passalacqua proveniva dalla sinistra radicale e soprattutto anticlericale, giovanissimo era stato aderente della Lega Anticlericale, nel 1896 sua l’idea di un monumento a Garibaldi (poi si limitarono al busto che c’è ancora nei giardini di piazza IV novembre). Il fascismo dal 1923 aveva iniziato un avvicinamento alla Chiesa cattolica, arrivato al governo si normalizzava in una normale forza di destra, alleata della Chiesa cattolica, non c’era più posto né per i facinorosi né per i mangiapreti.

Ritornando alle elezioni, furono combattute da due liste, una chiamata Blocco Nazionale, era formata da popolari, socialisti e combattenti (i combattenti non fascisti), la seconda lista chiamata Unione Nazionale era la lista fascista all’interno della quale, secondo Il Lavoro, erano elementi locali indipendenti, perché, affermava il giornale, i fascisti da soli non sarebbero riusciti a formare una lista. Gli elettori iscritti erano 5490, il suffragio era solo maschile ma ormai universale (cioè in pratica votavano tutti, che pagassero o no tasse, che fossero o no analfabeti). Dalla documentazione che abbiamo trovato, la partecipazione al voto fu molto scarsa (non abbiamo dati), e, nonostante le pressioni e le intimidazioni, la lista fascista vinse solo per 76 voti; conquistò anche le frazioni, meno San Pietro che mantenne il consigliere precedente, probabilmente del partito popolare (G.B. Figari).

Nella lista fascista il più votato fu Silvio Solari, che un anno dopo sarebbe stato nominato Podestà, il secondo fu il notaio Andrea Canessa. E proprio Canessa nei primi di aprile venne eletto sindaco, l’ultimo sindaco di Rapallo prima del fascismo.

Quotidiano Il Lavoro del 17 marzo 1915

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Agostino Pendola
Ormai pensionato dopo molti anni nella pubblica amministrazione, posso occuparmi delle cose che mi interessano. Tra le quali c'è certamente Mazzini e il mazzinianesimo, tra il Tigullio e Genova.